Emergenza climatica mondiale
Da alcuni anni stiamo assistendo ad una progressiva e costante degenerazione di alcune delle nostre cosidette “certezze”; una di queste è la relativa costanza del clima planetario, costanza che ci permette ad esempio di poter piantare le sementi nel periodo giusto, a loro volta legate, secondo una stretta correlazione tra loro, ai periodi di riproduzione degli animali e degli insetti che contribuiscono in maniera significativa alla regolare produzione di fiori e quindi di frutti.
Mi riferisco ad esempio alle stagioni, che oramai non hanno più una definizione, un inizio ed una fine, o delle caratteristiche che ci permettano di riconoscerle e classificarle.
E’ da alcuni anni oramai che inverno ed estate sembrano fuse tra loro, ambedue sembrano avere caratteristiche comuni. Chiunque avrà notato questa evidenza soprattutto quest’anno.
Le ragioni, o per lo meno la più importante tra queste, sono riconducibili principalmente al effetto serra, innescato dalla massiccia presenza dei gas serra nella atmosfera del nostro pianeta quali, ad esempio, il diossido di carbonio o anidride carbonica. Questo gas è prodotto da milioni di anni dalle piante sia terrestri che marine, oltre che dagli animali (noi compresi) durante la fase di espirazione, e da sempre costituisce parte integrante della nostra atmosfera, anzi, fu proprio grazie all’anidride carbonica che si potè formare la nostra atmosfera e sempre grazie ad essa abbiamo potuto godere di un clima temperato sul nostro pianeta per milioni di anni, eccezion fatta per le ere glaciali e quelle invece molto più calde.
Ma da poco più di un secolo le cose sono cambiate;
Con l’invenzione dei motori a scoppio, dei jet e dello sfruttamento industriale su larga scala abbiamo iniziato ad immettere nella nostra atmosfera quantità enormi di gas serra, quantità che il nostro pianeta non può sopportare.
La produzione di anidride carbonica, unitamente ad altre sostanze quali ad esempio le polveri sottili, è aumentata esponenzialmente dall’inizio dell’era industriale, questo perché l’anidride carbonica viene prodotta in misura considerevole dall’utilizzo di carburanti fossili come la benzina.
Il paese che maggiormente contribuisce alla produzione di anidride carbonica è, attualmente, l’America del Nord (gli Stati Uniti nello specifico) che con la sua attività industriale (non regolamentata dal protocollo di Kyoto) e la massiccia presenza di automobili di grossa cilindrata (classificabili nel migliore dei casi come “Euro 2”) sta contribuendo all’effetto serra con valori prossimi al doppio rispetto a qualsiasi altro paese del pianeta.
L’altro paese colpevole di non aver firmato il protocollo di kyoto è la Cina, e guarda caso anch’esso risulta uno dei maggiori inquinatori del pianeta.
A questo và aggiunto il danno legato alla deforestazione, prima fra tutte quella in atto nella Foresta Amazzonica, che procede ad un ritmo elevatissimo pari ad un ettaro al secondo secondo stime non allarmanti (figuriamoci secondo stime più allarmanti e magari più veritiere).
L’immorale gestione delle risorse del nostro pianeta legate principalmente alla “legge del Dio danaro” sta provocando immani disastri e tutti ne stiamo già pagando le conseguenze sotto forma di tempeste ed alluvioni di grande potenza che fino a pochi decenni fa si verificavano solo ogni 5-10 anni, buco nell’ozono sempre più largo e sempre più profondo, immani incendi oramai all’ordine del giorno in aree spesso vicine all’abitato, clima mondiale praticamente impazzito ecc. ecc.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che i cambiamenti climatici in atto, anche se macroscopici e considerevoli, potrebbero far parte di una normale evoluzione climatica del nostro pianeta, magari una evoluzione in parte legata alle attività umane che stanno costringendo la terra ad auto regolamentare (anche con azioni drastiche) il proprio clima in modo da far fronte alle nuove esigenze. Ma a questo punto di quali esigenze stiamo parlando esattamente?
Non credo di discostarmi troppo dal pensiero comune affermando che la nostra principale esigenza sia quella di vivere (o sopravvivere)...segue.
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