Bari,Politecnico: a lezione con un flim
Da un’iniziativa del professore e architetto Francesco Moschini nasce, al Politecnico, una ‘Rassegna cinematografica’ come necessaria integrazione alla didattica per le Facoltà di Ingegneria e Architettura. Già da qualche anno è prevista, al termine delle lezioni pomeridiane del mercoledì e del giovedì dei corsi di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea, la proiezione di lungometraggi legati al tema delle connessioni e delle contaminazioni reciproche tra cinema e architettura. Per questo ciclo verranno proiettati film di vecchia data a partire da ‘Intrigo Internazionale’ di Alfred Hitchcock del 1959, fino al più recente ‘Lost in traslation’ di Sofia Coppola del 2003. Il tema di fondo è l’attraversamento, inteso come esperienza educativa ed estetica per la comprensione e la conoscenza pratica dei luoghi e delle città. Oggi, la dimensione del transito, si sviluppa sia in ambito architettonico che cinematografico. L’architettura si serve del cinema come amplificatore delle sue qualità spaziali, grazie alle sequenze panoramiche e ai piani lunghi per compiere un viaggio, illusorio o reale, molto più proficuo del recarsi fisicamente in quei luoghi.Il cinema ci sensibilizza all’analisi dello spazio architettonico presentandosi come sistema che permette alle nostre capacità di percezione di estendersi fino a modificare ed interpretare gli oggetti. Sia nel film di Hitchcock che in ‘Shining’ di Stanley Kubrick, sia in Fahrenheit 451 di Francois Truffaut, l’edificio architettonico diventa protagonista. In quest’ambito il gigantesco castello dei ‘Delitti e segreti’ di Stefen Soderbergh che domina la città di Praga; nella ‘Dolce vita’ di Federico Fellini, Roma viene presentata notturna, mondana e frivola del benessere economico, fino alla Los Angeles futurista di ‘Strange Days’ di Katrine Bigelow. In ognuna di queste pellicole, l’attraversamento diviene il mezzo per interagire con il processo di astrazione dell’ambiente, per riappropriarsi dello spazio, della città e della sua identità, l’opportunità per tracciare un ritratto tra gli infiniti possibili. E l’utilizzo della ‘poetica compositiva’ dell’architetttura nel cinema è un ulteriore aspetto del forte spessore comunicativo della settima arte. |