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Centro commerciale a energia solare

Aprirà i battenti a Bari il prossimo settembre e sarà il primo shopping centre autosufficiente dal punto di vista energetico, con oltre 8.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, per una produzione di 500 kw/h ROMA – Aprirà i battenti a settembre 2008 il primo centro commerciale autosufficiente dal punto di vista energetico. Sono stati infatti avviati i lavori di «Bari Uno», un complesso da 16 milioni di euro, con un investimento di due milioni e mezzo di euro per la realizzazione degli impianti energetici e idrici. Lo spazio di 9.000 metri quadrati, che sorge su un’area precedentemente occupata dalla lavorazione di prodotti petroliferi, verrà rifornito da oltre 8.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, per una capacità produttiva di 500 kw/h. Il parco commerciale disporrà anche di un sistema di vasche di raccolta delle acque piovane per uso industriale. Responsabile del progetto all’insegna dell’autosufficienza energetica è un’azienda friulana, l’Inserco, che ne ha fatto la sua bandiera anche per iniziative future, una sorta di eco-bollino per nuovi centri commerciali. Ma quanto pesano nel bilancio energetico questo tipo di costruzioni? «In Italia il settore terziario è quello che pesa di più sul fronte dei consumi energetici. Prima di tutto alberghi, ristoranti, bar e autogrill – spiega Gaetano Fasano, del dipartimento tecnologie risparmio energetico (Ter) dell’Enea - poi c'è il commercio, la pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Una stima approssimativa individua per un centro commerciale medio un consumo di 350/500 kw/h per metro cubo. In generale, utilizzano impianti particolarmente energivori, ad esempio nei locali immettono aria alle condizioni richieste (calda o fredda), al posto del convettore casalingo che usa l'acqua o un altro fluido per scambiare calore con l’aria dell’ambiente». Nel caso di pubblica amministrazione e istruzione invece «la tipologia edilizia è molto diversificata - afferma Fasano – e rappresentano una quota significativa del consumo dove gli sprechi energetici sono notevoli. Pensando alla sanità, si dovrebbe intervenire non tanto negli ospedali, che spesso hanno un energy manager, ma in ambulatori e strutture come le Asl, indicando ad esempio le temperature più idonee all’interno dei locali».

inserita il 07/02/2008, autore/fonte: Gazzetta del mezzogiorno

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