Bari, che rabbia: il Mantova lo beffa
Il Bari formula-Materazzi, prudente ed attento nelle chiusure, è perfetto per 80', poi un rigore (per una strattonata di Bellavista ai danni di Caridi) fa saltare equilibri (e i nervi ai pugliesi), condannati ad una immeritata sconfitta interna contro un Mantova davvero poco propositivo in avanti. Prudenza e pressing alto hanno reso il primo tempo noioso e con poche occasioni da rete.
Materazzi ha disegnato un inedito 3-4-3 per ingolfare il centrocampo e chiudere i varchi a Caridi e Spinale, con Tabbiani e Loseto più concentrati sulla fase difensiva che non sulle ripartenze. L’inserimento a sorpresa del fantasista Strambelli (preferito a Scaglia) non ha dato i frutti sperati. Il Mantova, privo degli squalificati Grauso e Tarana, non ha trovato né geometrie né affondi, e così si è affidato alle iniziative personali di Noselli. Proprio l’aggressività degli interditori baresi, Rajcic e Bellavista, impediva agli avversari di verticalizzare per le punte (a tratti rimaste senza rifornimenti). In avvio Noselli ha costruito l’occasione più pericolosa, con un affondo sulla destra ed un cross perfetto che Caridi non è riuscito a deviare in rete. I baresi, senza il capocannoniere Santoruvo (ancora ai box dopo l’operazione al ginocchio destro) in avanti sono davvero con le polveri bagnate: Vignaroli è sovrastato fisicamente da Notari e Mezzanotti, mentre Sgrigna, il più attivo dei pugliesi, da sinistra prova ad affondare senza costrutto, tranne che sul finire del tempo con un diagonale di poco a lato. Nella ripresa Materazzi rinforza la diga di centrocampo con l’innesto di Fusani per l’evanescente Strambelli e per i lombardi si restringono ancora gli spazi per l’impostazione della manovra.
Poco dopo la mezzora la svolta della gara: Caridi strattonato goffamente in area da Bellavista, ha prima conquistato e poi trasformato dagli undici metri un rigore preziosissimo con una botta rasoterra che ha spiazzato Gillet. Nel finale c’è spazio solo per una fiammata di nervosismo, placata a stento da Romeo con una selva di cartellini rossi.
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