Vendola:Bari vuole diventare una città russa.Putin: Lo è già
Bari vuole diventare una città russa”: è la frase con cui il presidente della Giunta regionale pugliese Nichi Vendola ha dato il benvenuto al capo di Stato russo Vladimir Putin, a Bari per il vertice bilaterale, che gli ha risposto: “Lo è già”. D’accordo anche il sindaco Emiliano che, con il presidente della Provincia Vincenzo Divella, ha atteso l’arrivo di Putin affacciato ad uno dei balconi di Palazzo Prefettura. Bari per un giorno al centro del mondo occidentale.
Il vice premier D’Alema: “Il presidente Putin ieri ha ringraziato di averla scelta per questo vertice. I russi sanno bene cosa rappresenta. Nessuna città è vocata alle relazioni con la Russia come questa.
E’ una città di sentimenti forti e credo si senta orgogliosa di essere al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione. Ritengo sbagliato fare queste cose a Roma, dove tutto appare routine”. Gli amministratori locali hanno invece accolto con affettuosi saluti poco istituzionali, tra ulivi, fichi d’india e chianche nelle aiole appositamente create per riprodurre la macchia mediterranea, il premier Romano Prodi e 7 ministri: D’Alema (vice premier e esteri), Padoa Schioppa (economia), Bersani (attività produttive), Mastella (giustizia), Mussi (università), Bindi (famiglia) e Parisi (difesa). Niente Mercedes limousine con vetri oscurati (come per Putin, accolto dagli inni nazionali): la delegazione del governo italiano è arrivata con un pullman bianco preceduto e seguito da auto blu senza sirene spiegate.
Poi l’ingresso nell’edificio (ristrutturato per la visita a settembre del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al contrario di Palazzo di Città, appositamente rimesso a nuovo per il vertice). Appena saputo dell’atterraggio dell’aereo presidenziale russo allo scalo barese, Prodi ed i ministri sono nuovamente scesi in piazza, schierandosi (non senza difficoltà per gli occhi) al sole. In verità, viste l’accoglienza gioviale e la temperatura sopra i venti gradi, di russo Bari aveva solo le decine di bandiere biancoblu- rosso sventolanti per un leggero maestrale.
A rompere un irreale silenzio (la campagna di dissuasione a circolare in auto è perfettamente riuscita), solo gli elicotteri Mb 339 Cd e Hh3f equipaggiati per intervenire a bassa quota, in prossimità dei centri abitati e a bassa velocità. E’ stata anche la prima volta del velivolo senza pilota Predator dell’Aeronautica Militare, utilizzato per la ricognizione. Sono stati proprio gli elicotteri ad attirare (più dei cortei delle autorità) l’attenzione dei tanti bambini del centro storico. Sono tornati a casa in ritardo: l’uscita da scuola, infatti, è coincisa con lo spostamento delle delegazioni dal palazzo della Prefettura al Castello Svevo.
E’ qui che sono stati firmati gli accordi ed inaugurata la mostra Fabergè, prima di tornare in Prefettura per la colazione di lavoro con un menù tutto pugliese. Il sistema di sicurezza non ha, invece, conosciuto pause: i tiratori scelti Condor sui tetti dei palazzi nella zona rossa (con fucili che consentono di centrare una monetina da 5 centesimi a 500 metri di distanza), da mare motovedette di polizia, guardia costiera e carabinieri in pattugliamento ed oltre 1.500 agenti.
E infine gli avvenimenti di “contorno del vertice”: da una parte la protesta dei Giovani Comunisti (“Chiederemo a Putin dei 7mila desaperecidos, dei 30mila morti e dei 200mila sfollati in Cecenia”); dall’altra i quasi 400 giornalisti accreditati nel centro stampa ad alto tasso tecnologico.
Un accordo con Alenia e poi restituita a Mosca la Chiesa russa di Bari. In cambio la città riceverà dal Governo la caserma Rossani. Il vertice Prodi- Putin che al Castello Svevo si è concluso con 10 intese che sono, come ha detto il presidente del Consiglio, “la migliore testimonianza della partnership strategica e a 360° tra i due Paesi”, ha segnato una svolta anche nel dialogo interreligioso e per lo sviluppo economico della Puglia.
Subito dopo i 33 minuti di conferenza stampa dei due premier al Teatro Piccinni, la visita alla Chiesa dalle cupole verdi costruita tra il 1913 e il ’17 nel rione Carrassi col contributo di 10mila rubli dell’ultimo zar Nicola II e dal ’37 proprietà del Comune. Appena 15 minuti prima di riattraversare velocemente la città con un corteo composto da 48 fra auto blu, pulmini e mezzi delle forze dell’ordine, e spostarsi alla basilica di San Nicola, “protettore di tutte le Russie”, per l’ultima tappa della giornata, conclusasi alle 19 in aeroporto con un’ora di ritardo sul programma.
Un passaggio di consegne importante, rimarcato da ambo le parti. "Bari è il più importante luogo sacro di pellegrinaggio della Russia dopo Gerusalemme". Ringrazio – ha detto Putin precisando che l’intesa è relativa solo a una parte del complesso ecclesiale e che, citando l’incontro dell’altroieri con Benedetto XVI, “il dialogo interconfessionale è uno dei temi più scottanti per i tempi moderni”– per il riconoscimento a una giusta aspirazione di credenti e turisti”.
Per Prodi “la restituzione è un gesto importante per il dialogo e di grande attenzione nei confronti dei nostri amici russi”. Positivi i commenti del sindaco Emiliano e del presidente della Regione Vendola: “Diventiamo un pezzo di Russia e il governo ci ricompensa con la caserma Rossani. Il bilancio è in attivo”.
Energia (oltre all’intesa “modello” Eni-Gazprom e con Enel per centrali nucleari in Russia, c’è un progetto di ricerca su eolico, fotovoltaico e biomasse con Università e Amgas di Foggia), industria aerospaziale (Alenia), ferrovie (Finmeccanica), banche, adozioni internazionali, cultura (a Ferrara la prima sede italiana dell’Hermitage) i temi dei 10 accordi bilaterali (particolari a pag. 2 e 3).
Nato, conflitti in Afghanistan (Prodi: “Abbiamo parlato lungamente della necessità di uno sforzo internazionale per poter riportare la pace e costruire una conferenza di pace”), Kosovo, Medioriente, diritti civili fra cui la libertà di stampa, i temi toccati durante i colloqui privati. Sintetico riassunto nella conferenza stampa. Dieci minuti per Prodi che ha spiegato come i due Paesi “sono accomunati da una visione multilaterale del mondo per affrontare le crisi internazionali” (Putin in particolare ha aggiunto che “è impossibile pensare di risolvere i conflitti solo con la forza militare”). Sull’energia ha invece detto: “Non c’è dipendenza ma interdipendenza tra Ue e Russia e quindi anche tra Italia e Russia”.
Putin ha poi aggiunto che “Se Eni allargherà le sue attività in Russia saluteremo la cosa positivamente. Non ci sono limitazioni per gli investimenti italiani in Russia”. Appena 8 minuti di dichiarazione per il leader russo: “La cooperazione fra i due Paesi è progressiva e coinvolge sia il mondo politico che quello degli affari. Solo l’anno scorso ha prodotto un incremento degli interscambi del 28% pari a 30 miliardi di dollari e 500-700mila posti di lavoro”.
Poi per 15 minuti, sempre molto seri e con pochissimi sorrisi, hanno risposto alle domande dei giornalisti. Si sono toccati i temi della Cecenia (Putin: “Ci sono molti problemi ma è in atto un processo di democratizzazione”), dei colloqui col Papa (Putin: “Abbiamo discusso delle crisi del mondo e del dialogo tra le due Chiese. Sia a Est che a Ovest siamo uniti dai valori cristiani. Anche chi non è credente è educato nella tradizione cristiana che è patrimonio comune”), di Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica rapito in Afghanistan (Prodi: “Non abbiamo toccato il problema degli ostaggi”). Ai giornalisti Prodi ha riferito che “il leader russo è rimasto molto colpito dal calore dei baresi”. |